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Colore e freschezza: ogni anno, quando sfoglio Select E, il librone edito da Indexbook che raccoglie ciò che di buono è stato prodotto in Spagna (in quanto a design grafico), la sensazione di genuinità, creativa espressione di forme e idee è palpabile in ogni pagina.

Gli annual, queste roboanti e mastodontiche raccolte del meglio dell’anno appena trascorso (design, adv, fotografia etc.. ne trovate di tutti i gusti), sono sempre specchio della cultura visiva e stilistica di un paese: ed in Spagna hanno buoni occhi e buona testa. La selezione è sempre molto dura ed il materiale da selezionare enorme: in Spagna anche la pizzeria dietro l’angolo ha il proprio graphic designer che cura immagine e e comunicazione. Ogni biglietto da visita è concepito da menti creative ed esperte: in Italia non è raro ritrovare siti web, brochure, interi cataloghi fatti dal cugino del nipote dello zio. Che quasi mai è un vero graphic designer, o almeno esperto. In Spagna si ha l’impressione che siano nati tutti con un estro, affinato nel tempo, una capacità che unisce perizia tecnica a soluzioni professionali ed efficaci.

Intendiamoci: nelle quasi 40€ e 700 pagine del librone edito in Italia da Logos (o meglio, ricopertinato, visto che oltretutto di lingua italiana neanche l’ombra e che all’interno ben si trova l’indicazione dell’editore spagnolo), non troviamo capolavori o idee talmente innovative da gridare al miracolo. Troviamo, altresì, una qualità omogenea che è proprio il punto di forza del libro: ogni pagina è di ispirazione, divertimento, un pizzico di trasghessione, senza che nessuna agenzia, nessun elaborato spicchi più degli altri. Un paradiso per ogni cliente.
Ci si accorge di come la Spagna, pur così vicina all’Italia, sia lontana dal grigiore, dalla seriosità dell’impostazione del suolo italico.
Al prossico Select, F.
Febbraio 1st, 2007

Questo Natale ne ho ricevuta una copia come regalo e mi ero ripromesso di parlarne prima: Fashion Album dell’edizioni Skira, è un balenottero di 472 pagine in formato gigante (ben 48 x 33 cm). Finalmente è dato degno risalto all’arte dei fotografi che hanno ‘ritratto’ gli abiti di Domenco Dolce e Stefano Gabbana. Il connubio tra fotografia e moda è da sempre indelebile e qui se ne trova una tangibile espressione.

Ben oltre lo sfarzo ed il lusso che esprimono sempre i due titolari di una delle case di moda più famose al mondo questo libro è uno spunto creativo senza pari: Paolo Roversi, Stevem Meisel, Patrick Demarchelier, Peter Lindbergh, Mario Testino e Ellen Von Unwerth sono solo alcuni dei mostri sacri che con il loro occhio hanno intepretato la moda degli ultimi vent’anni. Non è un libro su Dolce & Gabbana, o meglio, trascende il significato di autocelebrazione che tanto di moda va oggi tra gli stilisti internazionali: non per niente l’impaginazione mantiene una sobrietà ed un minimalismo estetico che è ben lontano dalle stampe a caldo oro dei precedenti libri.
I profitti della vendita andranno all’associazione Child Priority.
Gennaio 20th, 2007

Troppo spesso siamo legati alla nostra quotidianità e materialità, troppo spoglia di illusioni, senza avere la forza e lo spirito per guardare al di là di ciò che ci circonda. La creatività è epressa in un manierismo fin troppo espresso in ogni arte. Per qualche alchimia a noi sconosciuta, certe spiriti artistici volgono il proprio sguardo oltre accogliendo con fervido entusiasmo ciò che il proprio pensiero, la propria fantasia sorprendentemente gli offre. Nella storia di Victor, protagonista del film La sposa cadavere, Tim Burton, vero grande visionario della nostra epoca, esprime a vette assolute la propria arte.

Il libro edito da Einaudi (Stile Libero Extra) raccoglie splendidamente le idee, gli schizzi, il racconto per immagini e pensieri che hanno portato questo film nella sale cinematografiche. Ricchissimo di spunti, interventi è veramente un libro che fa brillare gli occhi ogni volta che si sfoglia e si legge.
Scopriamo così con quanta meticolosità è stata creata la pellicola, tutto girato in stop motion, mirabile arte cinematografica che riporta alla memoria film come il primo King Kong (del 1933): e non manca la meraviglia nello scoprire che oggi questa forma d’arte è cambiata davvero poco, piccoli movimenti impercettibili sui piccoli capolavori di artigianato quali sono i pupazzi del film.
E per finire, il racconto illustrato del film dove si intrecciano gli scatti del set con lo storyboard originale: ritorniamo a rivivere il mondo eccentrico ed allegro dei morti in contrapposizione al mondo dei vivi, oscuro, spietato e dove l’amore va al di là del vivere e del morire.
Dicembre 12th, 2006