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Dopo il successo del video Dove Evolution (che faceva parte della campagna Campaign for Real Beauty), vincitrice dell’oro a Cannes, ecco il seguito della campagna: Onslaught. Short Film che punta l’attenzione sui più piccoli, i figli di una società bombardata da migliaia di messaggi, simboli, stili di vita che impongono ritmi serrati, falsi valori, ideali di plastica e culi da modella. Se Evolution ci invitava a riflettere a volte con un sorriso questa volta Dove da un pungo allo stomaco alla nostra sensibilità e responsabilità sociale. La campagna è prodotta dall’agenzia Ogilvy.
Via Adveblog
Ottobre 2nd, 2007

Guardando il telegiornale questa sera un’affermazione di Piero Chiambretti, intervistato dal Tg2 per l’incombente festival di Sanremo, mi ha permesso di riflettere nuovamente su un aspetto anche del nostro quotidiano: il plurifaccendiere della tv affermava che è uno dei pochi acquirenti di cd non scaricando musica “ne dal web e ne da internet”. Prendendo per veniale l’errore di formulazione, questo piccolo orpello ad una comunque inutile intervista mi fa capire come ogni giorno la televisione ed il web si stiano allontanando.
La dimensione televisiva propone una realtà che pian piano sta consumando l’assuefazione della gente, consapevole ormai della disponibilità di mezzi mediatici che riescono a soddisfare la propria sete visiva. I “grossi” personaggi televisi, inutili personalità al di fuori dei pixel delle tv lcd, si arrampicano su funi, mangiano schifezze ignobili, tentano di simulare sesso pur di inventare nuovi modi per immobilizzare il polso della gente: che invece clicca e clicca eccome.
E sembra proprio che i giganti storici della pubblicità se ne siano accorti: internet è il nuovo obiettivo da conquistare se non fosse altro che i costi di diffusione sono enrmemente più bassi di un solo ‘giro’ tv. Dapprima la grande quantità di video raggiungibili dai vari database quali l’onnipresente youtube/google ha fatto capire come la gente non è in realtà stufa della tv e dei ‘consigli per gli acquisti’ imperanti, ma che se ben fatta, la pubblicità non è subìta ma cercata, cliccata, salvata e riguardata. Non lo spot della bella signora che lava i piatti, o del buffone che gode con la pillola per lavastoviglie: quelle sono baggianate per far quadrare i conti delle multinazionali in esubero di iva.
E non è solo un fruire di piccoli video geniali, divertenti ed efficaci: si cerca un nuovo modo di fare advertising, un nuovo spirito per raccontare. Ci avviciniamo sempre più ad una sorta di Carosello del world wide web.

Esempi? Partiamo dall’italianissimo Pirelli Film, vero e proprio lungometraggio dalla produzione importante con regista la Bigelow e protagonista Uma Thurman. Oppure l’idea stravagante e riuscita (almeno per la quantità di accessi) del progetto “In ritiro con Gattuso“: lanciato in micro spot tv (insieme all’adv più ‘istituzionale’) ha smosso niente meno che il gigante Procter & Gamble (da sempre legatissimo alla comunicazione televisiva).
Per non parlare delle produzioni americane per la Mini: Hammer & Coop e una ‘mini’ (è proprio il caso di dirlo) serie a metà tra Starsky & Hutch e Supercar, dove la Mini prende il posto della Pontiac Firebird Trans-Am guidata da David Hasselhoff.
Flash e l’adsl (in Italia sappiamo che si arranca ancora in molte zone) hanno certamente contribuito a tutto ciò: e l’interazione non viene affatto perduta come dimostrano siti come Air Jordan XX2 e Nokia The Passenger, una sorta di avventura il tutto per presentare un kit car della casa svedese.
E se domani le canzoni di Mango, Milva vi dovessero annoiare potreste sempre giocare a far ridere la Guardia Reale.
Febbraio 27th, 2007

Una donna piange. Il suo pianto è disperato, i suoi occhi rossi dal perdurare della sua angoscia. Questi gioielli non sono per lei. Sono solo per uomini.
Questi i presupposti della bella campagna stampa della nuova linea gioielli di Piero Milano. L’agenzia è la Cayenne di Milano, direzione creativa di Giandomenico Puglisi, art di Livio Gerosa e testi di Diego Di Rella. Le foto sono di Moreno Monti.
Copy:
“For men only. Piero Milano ‘Titanium’, the new men’s jewels. Gold, titanium and diamonds.”

Febbraio 12th, 2007

Se l’Advertising italiano rantola come afferma Tim Delaney (mi chiedo seriamente se ci sia mai stato un ‘advertising’ italiano?!) almeno possiamo consolarci con la presenza di ottimi fotografi dal giusto appeal creativo e tecnico. Se una campagna stampa si costruisce soprattutto sull’idea (è necessario che sia ben rappresentata da un head cazzuto) le immagini devono essere all’altezza.
Troppe volte ho visto banalità, estreme a partire da foto insulse frutto di montaggi improbabili raccolti a casaccio da stock fotografici ormai presenti in tutto il web. E sono sempre convinto che un’ottima foto, per quanto ritoccata per ‘esigenze d’agenzia’ debba partire da un’ottimo fotografo, da una sapiente gestione delle luci, da un meticoloso lavoro d’equipe per scegliere gli attori più adatti, costruire (si proprio costruire) i set più credibili anche nelle location più improbabili. Il fotografo pubblicitario è capace di lavorare con animali, oggetti, bambini, attori, o un mix di tutte queste cose insieme. É qualcosa che va aldilà del budget, oltretutto per una campagna stampa non occorrono sempre quanti enormi di danaro.
E si, Photoshop si trova ormai nelle patatine e si deve usare accuratamente anche per campagne come Dove insegna: ma in questo caso non parlo di autenticità della fotografia in quanto tale ma di capacità di creare comunque un’emozione, di dar forma visiva a un’idea, capace di superare la retina dell’occhio e di fissarsi tra i nostri neuroni.
Certo, esistono campagne stampa che fanno uso di immagini meramente descrittive, didascaliche direi, utili a veicolare l’head; esistono però foto che completano e diventano il messaggio, il cuore della creatività espressa.
LSD photographers è gente, direbbe qualcuno, che sa fare il suo mestiere. Immagini fresce, ironiche e squisitamente patinate. La loro non è la ricerca estrema del cammuffare, spacciare per vero, è una visione ai limiti del fiabesco, divertendoci con elementi che ci riportano al grottesco: inseriscono in ogni immagine elementi improbabili, come se volessero dire: “Su ragazzi, è solo pubblicità!”. Sono perfettamente a loro agio, ma prendono le distanze dalla adv ‘del più banco non si può’ e ‘dai ancora un po’ più grandi, che la gente vuol vedere quello!’.
Ironia della sorte (giusto perchè vogliamo riderci su) il sito web è veramente una pena (è inutile dire: “Lavoriamo sempre per gli altri”, non fatemi dire parolacce che è Natale): più che per l’appeal grafico, la navigazione e la mancanza di qualsiasi banale norma di usabilità i titoli delle sezioni sono tutto un programma (quale non lo so): people, still life e cars e soprattuto various.
Lo stile ‘all’italiana’ si vede anche in questi ‘dettagli’.
Se volessero rifarlo sanno a chi rivolgersi…

LSD photographers
Dicembre 21st, 2006

L’universo mediatico ci bombarda di immagini, suoni e colori. Viviamo ogni giorno un’invasione più imponente della Guerra dei Mondi: combattiamo molte volte ignorandola, voltando le spalle, indossando un paio di cuffie, girando la pagina, cambiando canale. E’ una battaglia contro la persuasione pubblicitaria che vuole dettare i nostri comportamenti quotidiani, il relazionarci con il mondo, come viverlo.
Ci sono messaggi che però colpiscono il nostro cuore, la nostra mente per un momento si libera di quei ‘filtri’ per soffermare la propria attenzione su immagini che trasmetto sensazioni, fanno riflettere sui nostri comportamenti, i nostri gesti quotidiani.
La campagna pubblicitaria “Children see. Children do.” è dell’agenzia DDB, Sydney, direttore creativo Matt Eastwood, art director Simon Johnson e copywriter Charlie Cook. Musica di Speed of Sound.
Source: I believe in adv
Dicembre 14th, 2006