Elogio del carattere
In: Design 15 Dicembre 2006 Paolo Boccardi

Max Miedinger (1910-1980), progettista freelance, non avrebbe mai immaginato che una sua idea creativa, semplice ma geniale avrebbe rivoluzionato per sempre il mondo della creatività pubblicitaria, varcando nel tempo i confini dell’illustrazione e dell’arte. Eppure era solo un carattere tipografico: Helvetica.
E nemmeno il direttore Eduard Hoffman della fonderia svizzera Haas Stempel, avrebbe immaginato un tale successo. Un po’ ci sperava, ma il suo obbiettivo più ‘modesto’, quando nel 1957 incaricò Miedinger di inventare il set di caratteri, era quello di aggiungere al loro pacchetto di font un sans-serif completo (lett. senza grazie, ovvero i caratteri bastoni molto in voga negli anni ‘50) simile all’Akzidenz Grotesk disegnato nel 1896 da Günter Gerhard Lange per la berlinese Berthold (fondata da Hermann Berthold). L’Akzidenz Grotesk, molto usato in soluzioni grafiche piuttosto austere ed eleganti, aveva il ‘difetto’ di contenere soltato due forze: medio e grassetto.
Inizialmente Helvetica fu denominato Neue Haas Grotesk (’Grotesques’ era il nome dato a quelle famiglie di caratteri che apparentemente ad un osservatore occasionale non presentavano nessuna differenza tra i vari stili) e nel 1961 la Stempel (collegata alla Haas) ne completò il set caratteri decide di commercializzarlo in Germania con il suo nome attuale, derivato dal termine latino Helvetia, ovvero Svizzera.
Prima che divenisse un vero e proprio standard grafico, i tentavi di creare il sans-serif ‘definitivo’ furono molteplici: Franklin Gotic in America, Gill Sans in Inghilterra o Antique Olive in Francia ad esempio, ma le linee pulite (e di tipocomposizione) dell’Helvetica non hanno rivali.
Dagli svizzeri di fine anni ‘50 - eravamo in pieno ‘movimento svizzero’, una corrente stilistica e di pensiero che promuoveva l’idea di un design come comunicazione obbiettiva delle idee e non un’espressione artistica - nel 1964 la società americana Linotype, una parent company della Haas, adottò l’Helvetica come font ufficiale. Ed era solo l’inizio: il font si diffuse per il globo.
Grandi opere di design sono state realizzate con questo font ed i duecento marchi più famosi al mondo, come Luftansa e Panasonic, usano questo font in tutti i suoi stili (per una esaustiva esposizione e raccolte di lavori leggete Helvetica: Homage to a Typeface).
Il 2007 sarà quindi il cinquantesimo anniversario dell’Helvetica e degni festeggiamenti sono stati organizzati da un gruppo indipendente capeggiato dal produttore/direttore Gary Hustwit che ha realizzato un film sui rapporti della tipografia con il quotidiano e per ripercorrere 50 anni di design grafico. Il film contiene numerose interviste ai protagonisti che hanno animato il design del passato: Massimo Vignelli, Matthew Carter, Wim Crouwel, Erik Spiekermann, Hermann Zapf per citarne alcuni. Attraverso le testimonianze di giovani creativi e agenzie si cerca, quindi, di trovare risposta ad interrogativi quali il successo di questo font (a prescindere dalle sue valenze pratico/tecniche) e di quanto tutto ciò abbia influito nella globalizzazione della nostra cultura visiva.
Per approfondire
Helvetica Film, dove trovate interviste, foto e trailer
Sul sito di AIGA è stata pubblicata di recente un’intervista a Hustwit
Sito su Max Mieding e sul font Helvetica da cui ho tratto parte delle nozioni storiche.
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